Sul Sole 24 ore comincio a leggere finalmente proposte sensate per rilanciare il sistema economico del paese, una, ad esempio, è la proposta inviata da Assonime (Cipolletta e Micossi) al Governo. La proposta si basa su questa riflessione:

“Il modo per affrontare il problema è abbastanza ovvio: occorre convertire una buona parte di quei debiti finanziari messi in essere dai provvedimenti a favore della liquidità delle imprese in capitale di rischio, possibilmente già da quest’estate.

Si dovrebbe procedere all’istituzione di un Fondo dedicato per assicurare alle imprese non finanziare con buoni fondamentali, ma fragili situazioni patrimoniali, nuove iniezioni di capitale, con ampia libertà nella forma di intervento, che deve includere la possibilità di acquistare #strumenti ibridi, speciali strumenti partecipativi. Dovrebbe essere inclusa anche la possibilità di intervenire sul #capitale attraverso operazioni di #debt-equity swap. Quando appropriato, l’intervento potrebbe esser preceduto dalla trasformazioni dei debiti bancari in prestiti convertibili, poi direttamente acquistabili dal Fondo.

Il Fondo potrebbe essere sottoscritto primariamente da un’istituzione pubblica (Cassa Depositi e Prestiti), con possibilità di co-investimento da parte di istituzioni finanziarie e altri soggetti istituzionali italiani (es. Fondazioni bancarie, Fondi pensione, società di assicurazione), e da parte delle banche nel momento della conversione di prestiti convertibili.

L’intervento dovrebbe coprire le imprese di dimensione minima non inferiore a 25 milioni di fatturato o 50 addetti ed escludere le società maggiori (oltre 5 miliardi di fatturato). La dimensione del Fondo è ipotizzabile in 20 miliardi (eventualmente incrementabili fino a un massimo di 25 miliardi).

Tenendo conto delle soglie di esclusione dall’intervento, il supporto del Fondo potrebbe contribuire in maniera sostanziale a ristabilire una adeguata patrimonializzazione del sistema delle imprese non finanziarie italiane. Per le più piccole imprese occorre pensare ad altri strumenti senza escludere per alcune la trasformazione dei prestiti in contributi a fondo perduto.”

Ecco la strada è chiaramente segnata in queste parole, ma sarà il Governo attuale in grado di seguirle. Per agire coraggiosamente servono persone di rilevante competenza, spessore e leadership.

Marco Rossini,
Presidente – MOD