Potrebbe la disciplina contabile svolgere un ruolo diverso nei percorsi di ristrutturazione, da semplice indicatore o “termometro della crisi”, a concreto ausilio per la realizzazione di programmi di risanamento aziendale ?

Secondo le più moderne pratiche internazionali, o meglio nordamericane (fresh start accounting o fresh start reporting), si.

E come ?

Dando la possibilità alle imprese che stanno realizzando procedure di risanamento di adeguare le poste dell’attivo patrimoniale, dei vari asset aziendali, secondo le logiche del fair value.

Tutto ciò successivamente al raggiungimento di un accordo con i creditori e ottenuto l’avallo del tribunale.

Come noto i percorsi di risanamento sono spesso ostacolati se non impediti, anche ai fini dell’accesso al mercato del credito, da situazioni patrimoniali aggravate da importanti svalutazioni degli asset, derivanti dalla corretta, ma non sempre ragionevole, applicazione dei criteri codicistici, criteri che però non sono stati impostati nell’ottica del risanamento.

A colmare questo gap ci ha pensato lo Us Gaap Asc 852, reorganizations, emanato dal Financial Accounting Standards Board (Fasb) che fornisce delle opportune regole contabili per contenere le svalutazioni degli assett nel momento antecedente l’entrata in procedura e per fornire la più adeguata informativa finanziaria agli stakeholders.  (https://www2.deloitte.com/content/dam/Deloitte/us/Documents/finance/us-fas-deloitte-crg-fresh-start-accounting-services-11252013.pdf)

In sostanza la normativa americana consente all’impresa debitrice di ottenere, oltre alla riduzione delle passività risultanti dalla falcidia dei debiti, anche la possibilità, a predeterminate condizioni, di rivalutare gli attivi patrimoniali, anche mediante la valorizzazione di asset quali marchi, brevetti e altri beni intangibili, precedentemente non appostati in bilancio, aumentando significativamente gli effetti positivi della procedura di risanamento sui bilanci della società.

Una maggiore patrimonializzazione della società in ristrutturazione appare in tutta la sua evidenza come elemento strategico per contribuire al buon esito di un serio e ben strutturato percorso di risanamento.

Attenzione però, per poter realizzare la rivalutazione degli asset è necessario un cambio radicale di governance, mediante la messa in minoranza del soggetto imprenditoriale che ha controllato l’azienda fino al concretizzarsi della fase di crisi, il quale dovrà detenere azioni con diritto di voto non superiori al 50% del capitale.

Appare di immediata evidenza l’utilità di applicare simili principi sul mercato italiano.

Da un lato l’azienda in ristrutturazione potrebbe restare sul mercato con basi patrimoniali solide (esdebitata e ripatrimonializzata) agevolando non poco il percorso di risanamento, e dall’altro il change of control agevolerebbe la concretizzazione di quella discontinutità gestionale che quasi sempre rappresenta la chiave di volta del successo dei percorsi ritrutturativi.

Non rimane che augurarci un tempestivo adeguamento della normativa applicabile alle aziende italiane.

Marco Rossini
Presidente MOD