I sistemi di controllo di gestione rappresentano sicuramente uno strumento fondamentale per la efficace ed efficiente gestione ordinaria dell’Impresa, ma se entriamo nel campo della prevenzione e del governo di situazioni di crisi aziendale vediamo che diventano strumenti indispensabili ed insostituibili.

Questa loro caratteristica non è avvalorata solo dalla esperienza e dalle best practices ma, a ben vedere, lo era, e lo sarà ancora di più dopo l’entrata in vigore del “Codice della Crisi”, anche da un punto di vista normativo.

Già il testo dell’art.2214 del C.C., anche se in maniera non esplicita, richiamava l’essenzialità dello strumento controllo di gestione, sia pur non prevedendone una specifica obbligatorietà:

” L’imprenditore che esercita un’attività commerciale deve tenere il libro giornale e il libro degli inventari.Deve altresì tenere le altre scritture contabili che siano richieste dalla natura e dalle dimensioni dell’impresa e conservare ordinatamente per ciascun affare gli originali delle lettere, dei telegrammi e delle fatture ricevute, nonchè le copie delle lettere, dei telegrammi e delle fatture spedite.”

Come possiamo notare al secondo comma viene richiamata la necessità di tenere tutte le altre scritture contabili (sarebbe stato utile menzionare anche quelle extracontabili) che siano richieste dalla natura e dalle dimensioni dell’impresa.

Pur rimanendo poco chiara la tipologia di scritture a cui si fa rifermento, appare assolutamente chiaro l’intento del legislatore di stimolare l’Impresa (i) a dotarsi di tutte le scritture e quindi di tutti i sistemi di rilevazione dei dati aziendali indispensabili per monitorare la gestione e (ii) a fare in modo che tali sistemi vengano strutturati in correlazione alla dimensione ed alla complessità aziendale.

Una parte della dottrina ha ritenuto che tale norma rivestisse, in taluni casi, un ruolo cogente, nel senso di obbligare l’imprenditore alla istituzione di un sistema di controllo di gestione.

Ma se nel passato tale cogenza veniva in particolare correlata al grado di complessità dell’azienda, con l’entrata in vigore del nuovo “Codice della crisi d’impresa” (Decreto Legislativo 12 gennaio 2019, n. 14) questa correlazione perde significato, e assume carattere generalizzato, tant’è che all’art. 2086 del codice civile, dopo il primo comma viene aggiunto il seguente:

“L’imprenditore, che operi in forma societaria o collettiva, ha il dovere di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi dell’impresa e della perdita della continuità aziendale, nonchè di attivarsi senza indugio per l’adozione e l’attuazione di uno degli strumenti previsti dall’ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale».

Inoltre lo stesso codice prevede: “l’introduzione degli strumenti di allerta della crisi d’impresa che si sostanziano negli oneri di segnalazione della sussistenza di possibili segnali di crisi al fine di una precoce rilevazione della stessa per la tempestiva adozione di misure idonee ad evitarla, superarla o regolarla e che tali oneri vengono posti a carico di soggetti interni ed esterni all’impresa diversi dall’imprenditore”.

Quindi se l’Imprenditore intende mantenere il totale controllo della propria azienda prevenendo potenziali situazioni di crisi ed evitando gli effetti collaterali, molto pervasivi,  dell’intervento di entità terze (sindaci, revisori, Agenzia Entrate, INPS) che devono segnalare situazioni di potenziali crisi, è indispensabile che lo stesso istituisca un assetto organizzativo, amministrativo e contabile, tale da consentirgli un monitoraggio e controllo puntuale dei fenomeni aziendali attuali e prospettici, mediante  l’implementazione ex novo o il potenziamento dei sistemi di controllo di gestione.

In una fase di continuità e regolarità di gestione dell’Azienda, gli strumenti di controllo consentono di rilevare e monitorare i segnali anticipatori di crisi aziendali supportando i processi decisionali e riducendo la probabilità che si verifichino errori, se non addirittura furti e/o frodi che oltre al danno economico possono anche minare la reputazione aziendale. Un compiuto controllo sulla gestione aziendale consente inoltre di stimolare la motivazione, la fidelizzazione e il coinvolgimento del management e di tutti i collaboratori dell’imprenditore, incidendo in tal modo in maniera determinante sull’efficentamento operativo e sulla produttività.

Conoscere l’azienda nelle sue componenti umane, tecniche, economico/patrimoniali e finanziarie, è quindi essenziale per governarla correttamente e per ridurre al minimo il rischio di non essere in grado di avviare interventi correttivi prima che la crisi aziendale raggiunga limiti di difficile e più onerosa recuperabilità.

Senza idonei strumenti di controllo non si può inoltre disporre degli elementi indispensabili per procedere alla definizione di piani industriali di rilancio o risanamento aziendale, e nella fase della loro realizzazione non si sarebbe in grado di monitorarne lo svolgimento, privando i gestori della crisi (Imprenditore, C.R.O. Chief Restructuring Officer) degli strumenti di supporto indispensabili alla adozione delle decisioni.

Bene, se a questo punto siamo tutti convinti sulla importanza essenziale di tali strumenti vogliamo un attimo chiarire di quali strumenti stiamo parlando ?

Alla luce della esperienza pluriennale maturata in contesti di imprese medio piccole posso testimoniare che quando si parla di controllo di gestione sarebbe opportuno evitare di parlare, almeno in prima battuta, di strumenti gestionali complessi, ERP, lean management, six sigma, ……., perché è innanzitutto indispensabile parlare di:

1)   Organigramma

2)   Mansionigramma

3)   Budget economico/patrimoniale

4)   Previsione di tesoreria

5)   Contabilità per centri di costo e di ricavo

6)   Reporting mensile

7)   Staff meeting periodico

8)   Formazione del personale su elementi basilari di Office, Excel, Word ecc ecc

9)   Proceduralizzazione delle varie attività aziendali

Quante aziende soffrono carenze rilevanti su alcuni, se non tutti questi punti, che rappresentano la base su cui poter costruire un efficiente ed efficace sistema controllo di gestione ?  Tante ! Direi il 3/5 delle piccole e medie aziende, ad essere ottimisti.

Molte volte nel corso delle nostre esperienze di supporto manageriale alle imprese ci siamo trovati di fronte a realtà anche di media dimensione (30/40 milioni di fatturato) nelle quali non esisteva un organigramma (almeno non era aggiornato alla attuale situazione aziendale), non esisteva un ordine di servizio che specificasse per ciascun ruolo aziendale i rispettivi compiti e le rispettive responsabilità, si arrivava a fine anno a tirare le somme (anche con difficoltà) e si prendeva atto di quanto accaduto, senza avere la possibilità di formulare fondate previsioni e controllarne la realizzazione, in quanto privi di un budget e di una reportistica mensile che mediante l’analisi degli scostamenti avrebbe consentito di essere parte attiva e non osservatore passivo degli accadimenti aziendali.

La mancanza di un monitoraggio della tesoreria completava il quadro di non governo, che culminava nella mancata periodica condivisione dell’andamento delle attività tra Imprenditore e prime linee, che poteva essere convenientemente svolto mediante l’attivazione di un periodico staff meeting.

Da ultimo e non per ultimo quante aziende avevano adottato specifici percorsi formativi sulle basi dell’informatica applicata (excel, word, mail ecc), indispensabili per consentire un adeguato efficentamento dei processi, ben poche !

Per concludere questo intervento, possiamo sicuramente confermare che il percorso da compiere per l’introduzione nelle aziende o per l’efficentamento dei sistemi di controllo è ancora molto lungo, ma possiamo sicuramente affermare che la riforma della crisi d’impresa potrà dare una sensibile accelerata alla sua realizzazione, in quanto “costringerà” anche gli imprenditori meno oculati a fare delle scelte gestionali orientate in questo senso.

Il primo obiettivo che ci si dovrebbe porre è quindi quello di divulgare gli aspetti di questa riforma facendo comprendere agli imprenditori che una sua corretta applicazione può rappresentare per le loro aziende un significativo miglioramento culturale e gestionale, che ne rafforzerebbe le capacità di fronteggiare sia esigenze di sviluppo che situazioni di crisi.

MOD – Management On Demand – nasce proprio con questo scopo, affiancarsi agli imprenditori per supportarli concretamente nella costruzione di una struttura più forte e più capacità di affrontare le fasi di complessità gestionale.

Marco Rossini,
Presidente MOD-Management On Demand

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