“Se eccellenza operativa e imprenditorialità sono le due macro-competenze del «bravo manager» sotto l’aspetto professionale, sincerità, coinvolgimento democratico e azione sono invece le tre principali componenti valoriali del «manager bravo» dal punto di vista della persona. Sono queste, in sintesi, le linee guida che emergono da una recente indagine promossa da Federmanager e realizzata da The European House Ambrosetti che ha dipinto un “ritratto” del management delle aziende di medie e piccole dimensioni della Penisola.”

Per l’81% degli intervistati è importante la componente sincerità, intesa come trasparenza e propensione verso la condivisione delle informazioni.

Per il 72% l’esercizio democratico della leadership è un altro valore guida ritenuto fondamentale.

Il 42% è dell’idea che il processo decisionale debba avvenire attraverso la consultazione allargata a tutte le forze in campo.

Il 47% (pochino a dire il vero) attesta l’importanza del forte orientamento al «problem solving» e all’ottimizzazione delle risorse e solo il 21% dei manager identifica il proprio ruolo nella dimensione del “fare” piuttosto che in quella di “essere” qualcuno.

Fra le virtù che caratterizzano il bagaglio professionale dei manager, l’eccellenza operativa, e quindi la capacità di snellire i processi e l’organizzazione per dare risposte veloci ai cambiamenti, risulta essere la macro-competenza più rilevante sia in fatto di importanza che in termini di adozione.

Altrettanto strategico è considerato il fattore imprenditorialità, nei termini di predisposizione a una decisionalità veloce e tempestiva e riflesso diretto di una forte iniziativa personale.

La chiave di lettura che è stata data a questa ricerca dal presidente di Federmanager confermerebbe come all’interno delle Aziende sia in atto un processo di trasformazione anche in termini culturali.

«L’attenzione dimostrata ai valori di responsabilità e trasparenza, condivisione e comunicazione, indicano che in futuro il manager sarà sempre più un leader e sempre meno un capo», dice il Presidente Cuzilla, aggiungendo come la capacità di snellire i processi e di organizzare il lavoro esercitando una leadership diffusa «farà sempre più la differenza in un contesto produttivo che sta affrontando cambiamenti epocali legati all’avvento delle nuove tecnologie». Le Aziende che non si limitano a coinvolgere professionisti con queste competenze, continua, «non solo innovano i modelli di business, ma sono anche più competitive sul mercato».

Sicuramente le Aziende italiane hanno bisogno di questo cambio di marcia visti i bassissimi tassi di crescita della produttività rispetto a paesi altrettanto sviluppati.

Ma siamo sicuri che il problema della produttività e della efficienza delle PMI italiane sia prevalentemente riconducibile alla loro scarsa managerialità, oppure il problema è più complesso e risiede principalmente nel fatto che prevalentemente le PMI italiane sono a “conduzione familiare” (in oltre due terzi delle imprese familiari italiane l’intero management è espressione diretta della proprietà) e troppo spesso oltre al caso dell’imprenditore genio nel suo settore, ma spesso dotato di scarse capacità manageriali, si registrano situazioni in cui i familiari (figli, generi, cugini ….),  coinvolti in ruoli di rilievo nella gestione aziendale, hanno abbracciato quella attività controvoglia e nei peggiori dei casi non dispongono delle competenze e delle capacità necessarie per svolgere quel ruolo ?

Il bravo Imprenditore dovrebbe gestire la sua organizzazione in modo più “asettico” perché le aziende non funzionano al meglio solo perché viene preservata la dinastia familiare, che se deve avere, e possibilmente mantenere, diritti patrimoniali sull’oggetto Azienda appartenente alla famiglia, non deve per forza avere diritti gestionali se non è in grado di esprimere capacità gestionali.

Per aumentare l’efficienza e la produttività, e quindi il valore del bene Azienda a vantaggio della sua famiglia, l’imprenditore avveduto e lungimirante dovrebbe quindi guardare all’interno dell’azienda e molto spesso all’esterno, per valorizzare figure professionali sottoutilizzate e per reperire figure esterne che siano preparate non solo tecnicamente ma anche sotto l’aspetto dei valori umani e motivazionali.

Il temporary management in questo caso è risolutivo perché consente all’imprenditore di avvalersi di alte professionalità per il tempo strettamente necessario ad arricchire professionalmente la sua struttura e soprattutto per realizzare un assessment organizzativo che gli consenta di avere un quadro “asettico” della situazione, non influenzato da pre-giudizi familiari.

Spesso l’entrata in azienda di un temporary manager può essere anche utile per risolvere situazioni di criticità nei rapporti interfamiliari che spesso portano a riflettere nella quotidianità dell’operatività aziendale, gelosie, rivendicazioni, e acredini familiari.

Insomma che i Manager crescano culturalmente è importante ma sarebbe bene che altrettanto facesse una certa parte degli imprenditori familiari italiani.

MOD – Management On Demand è in grado di supportare gli Imprenditori italiani in questi percorsi di assessment ed efficentamento gestionale al fine di valorizzare appieno tutte le risorse aziendali.

Marco Rossini
Presidente
MOD Management On Demand

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